Archive for aprile, 2011


Energia

Questa sera, a poche ore dalla stesura di queste poche righe, il celebre sito di e-commerce Amazon.it ha smerciato tutte le sue console Nintendo 3DS, normalmente al prezzo di 220€, alla dir-modica-è-poco cifra di 4,95€, con qualche euro in più di spese di spedizione (qui il link).
Come la comunità di fanatici di videogame ne è venuta a conoscenza, la voce si è sparsa a macchia d’olio e nel giro di un paio d’ore i magazzini sono stati interamente svuotati. Cosa accadrà, domani, è un bel mistero: manderanno email di scuse dicendo che sono desolati, ma è successo un errore interno del sistema? Spediranno comunque gli oggetti, nonostante la perdita ammonti a decine di migliaia di euro?
Onestamente mi interessa poco, dato che non ho personalmente provato: la domanda che mi incuriosisce di più è un’altra, ovvero perché è successo? Dalla mente di un apprendista ingegnere, sono quasi più interessato al come che non al cosa.

Ciononostante, tutto questo non è la cosa più particolare che mi sia accaduta oggi.

Non digiterò che poche righe, ma sentivo il bisogno di scriverlo: la seduta di yoga di oggi ha toccato un livello a cui non ero mai arrivato. Mi trovo bene con questo gruppo, sono tutte persone con cui vale la pena condividere questo tipo di esperienze, e devo dire che questa è stata la pratica più intensa che abbia mai fatto. Tutt’ora sto ancora frizzando e sento un velo di quiete incredibile addosso, quasi come se fossi distaccato dalla realtà ma al contempo maggiormente presente, incastonato nella struttura del mondo.
Ho percepito l’energia scorrere dalle mani dei miei compagni, così come ora vedo chiaramente la scritta System.out.println(“Hello world!”); che orna il footer del mio browser (Firefox, neanche a chiederlo: un eccellente tema Personas).

A me dispiace veramente, dal più profondo dell’animo, che esista ancora gente che -per principio o per convinzione- asserisca che tutto ciò non esita, che si ostini a vedere il mondo materiale come l’unico esistente e interagente con noi.

Voglio andare a dormire, sento che per stasera non ho ancora finito…

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Di pioggia, film e libri

Sembra che stia tornando il maltempo, giusto in tempo per Pasqua.

Le nuvole si sono ammassate in cielo in questi ultimi giorni e quest’oggi sembrano aver deciso di rovinare definitivamente la piacevole e rilassante aria primaverile che aleggiava da un po’ di tempo a queste parti. Il sole ha lasciato il posto alla pioggia picchiettante contro la finestra: quale più efficace fonte di malumore?

Ieri sono incappato in qualcosa di stupendo: Dr. Horrible’s Sing-Along Blog!
Ora, dovete sapere che io non sono un grandissimo appassionato di cinema e il mondo dei vip mi lascia quasi indifferente, ma ciononostante sono un grandissimo fan di Neil Patrick Harris. Lo conoscete, no? Il Barney Stinson di E Alla Fine Arriva Mamma (How I Met Your Mother), che tra un po’ farà una sua comparsa anche nel nuovo film de I Puffi.

Dunque, questo film, per quanto si possa definire tale una pellicola da 40 minuti, è un musical in cui NPH recita il ruolo di uno scienziato malvagio in un classico mondo fumettistico dove i supereroi sono qualcosa da tutti i giorni. Smanioso di essere accettato dalla Evil League of Evil (la malvagia lega dei cattivissimi), cerca maldestramente di mettere a segno un colpo da vero genio del male, ma nel frattempo si vede coinvolto in un triangolo amoroso con Penny, la ragazza che segretamente ama (l’attrice mi sembra quella che fa da protagonista in The Guild, non so se avete mai visto…) e il suo arcinemico, Capitan Martello. Fa molto ridere, ma non solo: è un qualcosa da vedere, mi ha colpito moltissimo.

Nel frattempo, sto ancora correggendo a ritmo frenetico il mio secondo libro. Solo ieri ho rivisto più di una cinquantina di pagine, sono passato alla seconda metà del volume. Spero di finire brevemente, ho voglia di darlo in pasto ai miei tester.

Quindi meglio non indugiare oltre!

Yoga

Era da un po’ di tempo che un piccolo desiderio girovagava nella mia mente, ma veniva continuamente riflettuto da pensieri maggiormente preponderanti, che sembravano costituire ostacoli alla sua realizzazione. La settimana scorsa, tuttavia, ho deciso che era stupido abbindolarmi ancora con il pensiero del desiderio: tanto valeva metterlo in pratica.

Dovremmo sempre realizzare i nostri sogni, da quelli più grandi ai quotidiani, che possiamo rendere realtà con pochi gesti.

Ciò che avevo in mente era di ricominciare a frequentare il corso di yoga.
Il mio primo approccio a questa pratica avvenne durante la scuola superiore: un mio professore organizzò un piccolo ciclo di lezioni introduttive alle pratiche che mi affascinò oltemodo, giacché presi subito l’occasione quando scoprii che un centro culturale non distante da casa mia ne offriva delle lezioni. Passai dunque tutto il “periodo buio” dell’anno (come lo chiamavano i druidi, corrispondente ai mesi autunno-invernali) a compiere esercizi in una piccola stanza circondata di specchi che riflettevano la luce dell’unica, piccola fonte di illuminazione: una candela sita in un angolo.
Quest’anno, molti impegni con l’università mi hanno impedito di ricominciare, ma ieri ho preso la decisione definitiva e sono tornato lì, in quella piccola saletta all’ultimo piano del centro culturale.

Ho notato immediatamente gli effetti della mancanza di pratica: i miei centri respiratori erano enormemente bloccati e mi sono meravigliato di come, nel caos della vita mondana, ciò possa essermi passato inosservato. Inoltre il mio corpo non era elastico e fluido come un tempo nell’eseguire le posture più complicate e la mia mente sembrava ribellarsi agli esercizi di meditazione, lottando per il diritto di pensare. Sarà solo questione di tempo, ma è qualcosa di cui non mi meraviglio: la formazione che posseggo mi spinge, in ogni istante della mia vita, a disegnare lunghi schemi all’interno della mia mente.

Ultimo evento degno di nota: durante la particolare meditazione finale ho visto un singolo occhio dall’iride incolore osservarmi, per poi socchiudersi e svanire. A me e solo a me le riflessioni in merito, ma una cosa è certa: avrei dovuto ricominciare molto prima. Sia questo un avvertimento per il futuro.

Settantasei pagine

Ho ripreso a lavorare sul mio libro, di recente.
Alterno spesso periodi in cui non riesco a scrivere o non ho voglia di farlo con altri in cui mi do all’attività frenetica. Scrittura «matta e disperatissima», per voler citare Leopardi.

Spesso e volentieri l’alternanza di questi due momenti vengono suscitati da fattori completamente esterni ed in particolare dalle mie amicizie più strette, quelle che mi hanno dato il supporto maggiore prima e durante la scrittura della mia trilogia. Nei momenti di calma, quando se ne parla poco, il mio lavoro si rallenta. Basta un po’ di tempo a chiaccherarne, tuttavia, che ecco che la voglia di vedere completato il mio lavoro ritorna con prepotenza e ossessione, tanto da farmi abbandonare tutto ciò che stavo facendo per mettermi al lavoro. Beh, certo, proprio tutto no, però non è raro che sacrifichi qualche ora di studio per iniziare ad editare e correggere i capitoli.

Qual’è stato il fattore scatenante di quest’ultima volta, che mi ha portato alla correzione di 76 pagine della mia seconda opera? Una breve conversazione, sabato sera.

Mi hanno ricordato quanto loro (e io, in primis) ci tengano alla realizzazione del progetto e quante idee vi stanno facendo vorticare intorno. Penso che, semmai questa storia dovesse vedere finalmente la luce, sarà per maggior parte merito loro, come ho anche provveduto a far notare nell’introduzione del mio primo volume. C’è ancora tanto da fare, ma non sto qui a scendere nei dettagli: basta dire che ho i che tenermi impegnato per i prossimi anni.

E ora.. al lavoro!