Ho ripreso a lavorare sul mio libro, di recente.
Alterno spesso periodi in cui non riesco a scrivere o non ho voglia di farlo con altri in cui mi do all’attività frenetica. Scrittura «matta e disperatissima», per voler citare Leopardi.

Spesso e volentieri l’alternanza di questi due momenti vengono suscitati da fattori completamente esterni ed in particolare dalle mie amicizie più strette, quelle che mi hanno dato il supporto maggiore prima e durante la scrittura della mia trilogia. Nei momenti di calma, quando se ne parla poco, il mio lavoro si rallenta. Basta un po’ di tempo a chiaccherarne, tuttavia, che ecco che la voglia di vedere completato il mio lavoro ritorna con prepotenza e ossessione, tanto da farmi abbandonare tutto ciò che stavo facendo per mettermi al lavoro. Beh, certo, proprio tutto no, però non è raro che sacrifichi qualche ora di studio per iniziare ad editare e correggere i capitoli.

Qual’è stato il fattore scatenante di quest’ultima volta, che mi ha portato alla correzione di 76 pagine della mia seconda opera? Una breve conversazione, sabato sera.

Mi hanno ricordato quanto loro (e io, in primis) ci tengano alla realizzazione del progetto e quante idee vi stanno facendo vorticare intorno. Penso che, semmai questa storia dovesse vedere finalmente la luce, sarà per maggior parte merito loro, come ho anche provveduto a far notare nell’introduzione del mio primo volume. C’è ancora tanto da fare, ma non sto qui a scendere nei dettagli: basta dire che ho i che tenermi impegnato per i prossimi anni.

E ora.. al lavoro!

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