Archive for maggio, 2011


Siamo come bit

Oggi ho digitato uno status su Facebook che mi ha fatto riflettere: la frase era più profonda di quanto inizialmente credessi quando mi è scaturita dalla mente, imponendosi per essere scritta da qualche parte. Ho voglia dunque di sprecare due parole in più per parlarne, magari per scoprirne qualche aspetto che ancora non ho messo a fuoco.

Nel mio post, paragonavo gli esseri umani ai pacchetti dati che transitano per Internet: essi sono composti da due parti, i dati e l’intestazione -l’header– che ne definisce parametri di vitale importanza per la sua corretta consegna. Anche noi, come loro, disponiamo di una sorgente e una destinazione: proveniamo da qualche posto e c’è sempre una direzione dove camminiamo, seguendo la scia della stella cadente dei nostri sogni, un po’ come si dice fecero i Re Magi nella fatidica notte che li rese famosi in eterno. Siamo marcati da un cosiddetto TTL, Time To Live: il tempo che abbiamo prima di scomparire dal traffico della rete, che nel caso dei pacchetti viene decrementato ad ogni router che attraversano, mentre noi lo vediamo diminuire ad ogni ciclo del sole e della luna nel cielo.

Il percorso, tuttavia, non è privo di ostacoli: strada facendo potremmo smarrire la via e rimanere persi, potremmo frammentare parti della nostra anima e vagare in preda al disordine, potremmo venire corrotti e permanentemente segnati degli errori in cui incappiamo nella nostra strada. E’ qui che interviene l’altro campo dell’header degli esseri umani: la checksum. Nei pacchetti della rete, questo è un campo usato per controllare la correttezza dei dati e scoprire se i bit di cui sono composti presentano errori. E chi può ricoprire al meglio questo ruolo se non le persone più vicine a noi? Che sia la famiglia, gli amici o la persona con la quale si condivide la vita, sono loro che riescono sempre a sapere se la tua essenza ha subito corruzioni e, in tal caso, avviare le appropriate procedure per approntarne la correzione.

E’ proprio vero che tutto ciò che la scienza studia e crea è basato su un’intrinseca simulazione del mondo stesso, più o meno velata nei meandri degli aspetti tecnici. E, intrinsecamente, sono contento di avere le mie checksum… mi serviranno, perché più è lontana la meta, più si attende in coda ad altra gente, più la rete è congestionata dai numerosi pacchetti in transito e più siamo soggetti alle influenze delle perdite e degli errori.

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Ti immagini seduto su una scrivania, intento a scrivere una lettera o a digitare un’email, mentre alle tue spalle troneggia una grande parete di vetro che lascia filtrare il tenue bagliore della città notturna, vista da uno dei piani più alti di un grattacielo. Ti immagini in un loft, le pareti bianche, l’arrademento minimal e moderno che va dal camino elettrico all’acquario divisorio.

Quando poi riapri gli occhi ti rendi conto che di fronte a te ci sono ancora quelle case in costruzione, quelle strade dismesse, l’autolavaggio montato intorno ad un garage, la piazzetta con qualche lampione fuori uso.

E sorridi.

Certe cose non cambieranno mai nella vita, nonostante si possa perseguire a lungo il desiderio di vedere tutto diverso. Ma, alla fine, quando guardi le stelle riflettersi sul mare lontano, la luna scintillare sui binari appena visibili della ferrovia, i ragazzi che passeggiano per strada, ti rendi conto che non vorresti nulla di ciò che non hai già. Sono poche le cose che restano, al mondo: è meglio non avere fretta di mutare. La vita ce ne offrirà abbastanza occasioni, non abbiamo bisogno di rincorrerle.

Poi, mentre la notte avanza e tu ti rendi conto di quanto sia tardi e di quanto presto tu debba svegliarti l’indomani, sorridi. Sono molte le cose che hai lasciato alle spalle, le persone a cui hai dovuto dire addio, la gente che ti ha lasciato senza parole -in bene o in male-. Ripensi a tutti coloro ti vogliono bene e chi ha iniziato ad odiarti, magari senza conoscere a fondo le tue ragioni. Ripensi a quanto ti sei dovuto spacciare per una cattiva persona, quando in realtà il tuo era solo il gesto di colui che ci tiene, dunque sentirsi dire che per te non è mai contato nulla.

Che possiamo fare? Sorridiamo: la vita non sarebbe così meravigliosa se non ci offrisse questi momenti, questo cielo, quelle stelle e quella Luna.

E mentre mi sogno a premere la fronte contro il vetro che dà sulla skyline di grattacieli, cado nel sonno…

Halleluja, per la Vita.

L’uomo propone, ma Dio dispone.

Quando al mattino ti svegli, ringrazia il tuo DIO per la luce dell’aurora, per la vita che ti ha dato e per la forza che ritrovi nel tuo corpo. Ringrazia il tuo DIO anche per il cibo che ti da e per la gioia della vita. Se non trovi un motivo per elevare una preghiera di ringraziamento, allora vuol dire che sei in errore.
( Tecumseh – Shawnee )

Probabilmente oggi mi sento in errore. Ma è questo il bello di essere uomini: ci è concesso il lusso di non essere perfetti. E’ certo che una piccola parte di me è morta, sotto un promettente sole primaverile che illumina d’oro tutto quanto è intorno a me. E non c’è niente di peggio quando siamo noi stessi che ci priviamo di un pezzo dei nostri sogni.

C’è qualcosa di tremendamente sbagliato in tutto ciò.

Tempus Fugit

Vi è capitato mai di passare le giornate aspettando che passi il tempo? Come se l’unico secondo, il presente in cui si vive, sia improvvisamente privo di valore?

Eppure è una cosa stupida barattere il presente per il futuro, una concezione astratta che esiste solo nella nostra mente. Dovremmo dare valore e significato ad ogni nostro attimo, anziché aspettare che passi senza far nulla, senza sfruttarlo a fondo: giungerà il giorno in cui ne avremo meno di quanti ne avremo bisogno ed allora ci pentiremo di tutte le occasioni che non siamo riusciti a sfruttare.
Unite questo stato d’animo con l’impazienza ed avrete creato un composto potenzialmente micidiale.

E’ così che mi sento in questi giorni: vivo in funzione del futuro, che attendo con trepidazione, e non del presente. Durante lo yoga sono distratto, riesco a studiare di meno, scrivo a rilento, passo le ore di fronte al pc a fare nulla per poi guardare l’orologio e pensare: “Sono ancora le cinque?”.

Cosa sto aspettando? Molte cose, della natura più varia.
In ordine crescente, la risposta di Amazon per la mia domanda di partecipazione al betatesting per la prova delle librerie Java per la programmazione sul Kindle, il loro lettore di ebook, il risultato dell’esame di Programmazione di venerdì, il momento per poter finalmente inviare il mio libro all’editore.


In questi giorni ho conosciuto certe persone che si interessano di scrittura, c’è chi ha già mosso i primi passi per compenetrarsi in questa struttura, chi altri è già un veterano di questo mondo. Io invece? Sono ancora qua, in trepidante attesa, senza poter far nulla. Odio quando le mie azioni devono dipendere da altri che non sia io, che non possa averne personalmente il controllo.

Ho bisogno di uscire un poco, non riesco a star più qui: mi sento stretto davanti al mio pc. Non ho voglia di programmare, nè di scrivere, nè di perdere tempo qua davanti in alcuna maniera. Ho semplicemente voglia di trarre un profondo respiro e sentire l’energia dell’universo.

Sto pregando con tutte le mie forze che il mio sogno possa presto diventare realtà.