Dopo tanto tempo passato scrivendo post su questo blog, con cadenza quasi bisettimanale, ho deciso che era ora di affrontare un argomento che magari avrei anche potuto avviare molto tempo fa (non temete, lo so che non c’è suspance perché avete già letto il titolo): il mio libro. Il mio primo libro, perché non è l’unico che ho scritto sinora.

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Di cosa tratta la mia storia e da dove nasce l’idea di scriverla?
Il romanzo ripercorre le avventure di quattro amici legati sin dalla loro infanzia: cresciuti in un piccolo villaggio che ricorda molto quelli celtici, nel settentrione del continente, essi hanno sempre vissuto insieme ogni giorno della loro breve esistenza, sino a quando un tragico incidente segna le loro vite in modo tanto grave da portarli ad allontanarsi l’uno dall’altro. Si reincontrano solo molti anni dopo, ormai adulti, dopo aver imboccato strade diverse: v’è chi è diventato un cacciatore di taglie, chi si è allenato con le armi sino a divenire un maestro di spada, chi è stato insignito della nomina di paladino e chi, invece, ha consacrato la sua vita alla cerchia dei druidi del villaggio.
Non viene lasciato loro neanche il tempo di rallegrarsi del loro incontro, tuttavia, che un nemico li colpisce dall’ombra, infliggendo loro un tremendo maleficio che minaccia di metterli in serio pericolo e ridurre in briciole il loro futuro, la loro esistenza stessa e quella di chi sta loro intorno. E’ così che per i quattro, riunitisi sotto il nome elfico del Prect en Rahkoon, “il dolore del drago”, inizia un lungo viaggio che li porterà ai quattro angoli del loro mondo, tra pianure, montagne, deserti, ghiacciai, templi obliati nel nulla, in una corsa contro il tempo alla ricerca di un modo per liberarsi della maledizione ed in seguito scoprirne l’artefice.
Durante questo viaggio il loro legame andrà rinforzandosi e il sentimento d’amicizia che li tiene uniti, aspetto focale della loro forza, crescerà ad ogni passo che essi percorreranno in giro per il continente, sino a scaturare nel suo culmine, quando avranno occasione di dimostrare completamente la loro unione.

L’idea di scrivere, devo ammetterlo, non è venuta da me. Tutta la storia del Prect en Rahkoon e delle vicende che li hanno visti coinvolti sono originariamente nati per un secondo fine: costituisce infatti la trama di un gioco di ruolo da tavolo in cui io e i miei amici amiamo abbandonarci, settimanalmente, da più di cinque anni a questa parte. Ognuno di loro ha infuso la sua storia nel suo personaggio, vi ha dato spessore, passione, e tutto ciò che si trova nel libro non è altro che una metafora romanzata di ciò che effettivamente io ho vissuto nella mia vita: un’amicizia che non ha paragoni, un legame che va oltre quello di sangue e che mi ha formato nell’uomo che quest’oggi sono. Il mio libro non è che un monumento a coloro i quali formano una profonda parte di me.

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Spero che il libro possa avere successo, ma sopratutto che possa piacere alla gente. Non cerco notorietà, non spero di far soldi o chissà che altro: voglio, genuinamente, che la gente possa apprezzare una storia in cui ho versato tutta la passione e l’energia di cui ero capace. Voglio poter dare a molti un’occasione per poter sognare: un lusso che, al giorno d’oggi, ci è sempre più raro.

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