La mattina è giovane e nell’aria aleggia ancora, languido, lo sbadiglio del sole.
La cittadella universitaria si riempie lentamente: le macchine giungono pigre, i passanti camminano in disparte, silenti, lottando contro il sonno che fatica ad andar via come sabbia tra i capelli.

Mentre il mondo si risveglia, ridestata dalla luce che ovatta sino a dissolvere le tenebre, io osservo il parco che si protende placidamente appena dietro la finestra dal vetro sporco e scribacchiato: le fronde ondeggiano lievi e tranquille, portando in sé il soffuso tepore della primavera che sboccia.

Rimango a guardarle passivamente per poi tornare al mio quaderno, rabbrividendo nel grigio corridoio che sembra trattenere in sé, tra il marmo e la calce, tutto il freddo della notte appena dissolta. Torno ai miei numeri, alle mie formule, ai miei rigidi schemi, alla mia inespressiva logica senza calore e sorrido: il segreto della vita sta nella luce.

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