Hai mai sentito le campane suonare? Non quelle tristi dai rintocchi spenti e senza melodia, ma quelle che impazziscono in una musica di suoni ed allegria. Quelle che fanno ridere i bambini e li portano a danzare in un prato verde, girando, saltando come per volare ad ogni rintocco verso il cielo…forse tu le hai sentite o perlomeno immaginate.

C’è chi preferisce sedersi sul prato e aspettare il loro rintocco, c’è invece chi percorre la lunga scalinata sino alla cima del campanile per suonare le dame di metallo. Non è un’aspettativa allettante, lo so: dal prato si ha una comoda vista del cielo e su tutto ciò che si ha intorno, mente quella salita sembra così faticosa. Ti assicuro, però, che lo sforzo compiuto viene interamente ripagato dalla vista: come con il vento, più si sale in alto e più si sente la voce di Dio. Ma la vera felicità è quello strattone alla corda che fa rintoccare la campana, che le fa spandere la sua nota intorno a sè e fa saltare i bambini e sorridere i grandi.

Ma sai che c’è? A volte, quando sei troppo impegnato nel tuo viaggio attraverso la città, inizi a confonderti in essa: il martellare del fabbro, il nitrire dei cavalli, il chiocciare delle comari diviene un’unica, grande alchimia di suoni che riempie le giornate vissute di fretta. Ma ciò che è peggio è che ci si dimentica del campanile e della vista che c’è lassù, del silenzio dell’aria, della refratterietà della vita quando si è ormai in balia dei venti.

Credo che ognuno di noi debba sempre ricordarsi del campanile. È un luogo sicuro dove non dimenticare mai chi si è.

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