L’interesse verso ciò che ci riserva il futuro è qualcosa che ci caratterizza un po’ tutti: c’è chi lo guarda con occhio curioso e chi invece quasi lo teme, ma dubito che vi sia qualcuno che non vi abbia mai dedicato almeno un pensiero saltuario. Io, da allievo ingegnere, non posso permettermi di essere da meno e dedico spesso una parte delle mie riflessioni sul futuro del mondo dal punto di vista tecnologico. Questo è uno di quei pensieri che ho deciso di mettere per iscritto.

Devo confessare che, personalmente, non sono in grado di ricostruire il mio albero geneologico. Conosco a malapena la storia delle vite dei miei nonni, mentre non ho la minima idea di chi fossero, cosa facessero e dove abitassero i miei bisnonni. Non cito neppure i miei antenati più vecchi, che si perdono nelle nebbie del tempo. Mi ritrovo a rendermi conto di non sapere quale sia l’origine del mio cognome e di ignorare i nomi di coloro i quali lo hanno portato prima di me. Chi erano? Cosa facevano nella vita? Che tipo di persone erano? Quanti secoli di fatti, esperienze e ricordi preziosi si sono persi per sempre? Se la vita ha un valore inestimabile, allora ne deduciamo che anche la perdita che ne subiamo ha la stessa portata. Siamo qui, oggi, anelli finali di catene di eventi che si perdono nel bianco e nel nero, ma ignoriamo cosa ci ha portati essere ciò che siamo, nel luogo in cui siamo.

A giudicare dall’assetto tecnologico del mondo moderno, dubito che questa mia situazione possa ripetersi così facilmente in futuro. Ora nella nostra quotidianetà abbiamo la realtà digitale, con la sua incredibile capacità di memorizzare i dati. Non posso non citare un nome che non avrà bisogno di essere commentato: Facebook. Se non dovesse esserci una qualche svolta epocale in attesa nei giorni a venire, i nostri pro-pro-pro-…-pro nipoti potrebbero avere accesso a tutte le nostre vite. Tramite i canali di social network e di condivisione dei contenuti, saranno in grado di vederci, sentirci, guardarci, conoscerci. Potranno vedere le nostre foto, sfogliare i nostri interessi, leggere i nostri pensieri e ricostruire gli eventi delle nostre esistenze. Avranno l’opportunità di conoscerci e possibilmente di imparare qualcosa che non saremo mai in grado di trasmettere loro personalmente (o potrebbero avere la possibilità di vederci sbronzi alle feste di capodanno, per la gloria della casata!).

Personalmente, penso che tutto ciò dia molto su cui riflettere. Cosa possiamo fare, ad esempio, per fare in modo di lasciare qualcosa di noi a chi ci susseguirà nella ruota dell’esistenza?
Lanciamo un eco nel futuro e, con un po’ di fortuna, i nostri nomi diverranno leggende.

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