red-telephone-boxA Londra, vicino casa mia, c’è una piccola cabina telefonica rossa: una di quelle che si utilizzavano un tempo e che insieme ai taxi neri, agli autobus a due piani e al Big Ben caratterizzavano questa città. Sono ormai in disuso e diventano ogni giorno più rare: qualcuna rimane ancora in vita, per scelta della città o per semplice dimenticanza, ma la maggior parte di esse è stata sostituita dalle loro controparti moderne.

Uno di questi telefoni sopravvive dietro casa mia, anche se dubito che funzioni ancora come una volta. Ogni anno, passandovi davanti, scorgo qualche turista intento a fotografarla, dentro e fuori. Con il passare del tempo, nessuno ha mai più neanche osato aprirne la portiera, in quanto piena di cocci di vetro. Adesso una grande edera rampicante, appartenente al giardino della casa contro la quale è adagiata, ne sta reclamando il possesso e quest’anno metà della cabina rossa è scomparsa sotto le sue foglie, inglobata nella trama della Natura. Quando mi fermo per guardarla, mi accorgo della gente e delle auto che vi passano davanti in fretta, ignorando la sua presenza, distogliendo gli occhi dal passato ormai sopperito dal presente.

Penso che quella cabina rossa sia una significativa metafora della vita ed è per questo che, passandovi davanti quasi ogni giorno, non dimentico mai di riservarle un pensiero, forse nella vana speranza di preservare la memoria di quella scatola di metallo dalla vernice scrostata dal tempo, silente osservatrice del mondo che scorre.

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