Archive for agosto, 2013


Una delle più grandi ed ineluttabili verità della vita riguarda la finalità dell’esistenza, dell’entropia, del caos in cui infine, prima o poi, ci schiantiamo quasi senza rendercene conto. Un caos vario, multiplo e stratificato, fatto di gioie o di dolori, ma anche di tutte e due, mescolate nell’agrodolce sapore della malinconia.

La grande verità è che le montagne si spaccano, i castelli cadono, gli angeli piangono. Passiamo la nostra vita ad erigere barriere, difese e protezioni, ad assicurarci la nostra incolumità in questa esistenza carica di pericoli, ma non possiamo avere sempre il controllo su tutto. Eventualmente, nei muri si formano delle crepe: alle volte ce ne accorgiamo, alle volte no. Alle volte decidiamo di riempire quelle fratture, altre volte non lo facciamo: forse per pigrizia, forse per paura di iniziare a rattoppare la nostra vita, trasformandola in un patchwork di errori e dolori ricuciti, forse ancora per avere uno spiraglio da cui guardare fuori, senza essere costretti a dover salire sui camminamenti e osservare tutto da una prospettiva innaturale. Con gli occhi al livello del suolo, anziché in aria nel cielo, riusciamo a vedere di meno, ma al tempo stesso di più: i dettagli, le sfumature, i particolari che danno senso a tutto quanto.

47270_4119397176303_1654960531_nVorrei davvero riuscire a raccontare tutto quello che mi sta succedendo in questo periodo. Sono tempi strani, in cui le mura si riempiono di crepe: gli attacchi peggiori non sono quelli che provengono dall’esterno, bensì dall’interno. I dolori celati crepano le maschere che indossiamo, in un disperato e tenace tentativo di rivelarsi, offesi dall’essere stati nascosti all’occhio del mondo: anche essi vogliono la loro parte, litigano scalmanati per avere il palcoscenico ed a nulla serve cercare di impedirgli di entrare in scena.
Sono tempi irrequieti, colmi di pensieri e per nulla rilassati: un nervosismo sottile e subdolo, che trama proprio sotto la pelle, tanto leggero quanto onnipresente in ogni momento della giornata. Sono tempi di sentimentalismi bruciati, di angeli calpestati e della muta e inerte impotenza di fronte allo scempio dell’uomo che offende, di suo proposito, il divino. Sono tempi di risposte che seguono le domande, una situazione non banale e assolutamente mai scontata. Sono tempi in cui cerco, con tutto me stesso, di impedirmi di cambiare, poiché “facilis descensus Averni” ed essere meno buoni e spontanei può sembrare spesso la soluzione, quando in realtà mi porterebbe solo a regredire ciò che sono.

È tempo di richiudere quelle fratture nelle fortificazioni: da solo, giacché ho bisogno di ritorvare il mio equilibrio e uscire da questa condizione d’irriquietezza. Mi hanno sempre accusato di chiudermi molto nelle mie difese, così ho provato ad aprirmi, per una volta in vita mia. Forse non ero pronto per tutto ciò che è straripato all’interno, forse quello che ho trovato dall’altro lato mi ha spiazzato nel profondo, strappandomi violentemente dalla mia comfort zone.
Per il momento, le porte torneranno a chiudersi. Prego con tutto il cuore che un giorno, quando sarò più preparato di adesso, riuscirò a dischiuderle nuovamente.

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Complessità

complessità2Di sentimentalismi bruciati ne abbiamo a bizzeffe. Di scadenti pantomime guittesche travestite da corti indorate, neanche a contarle. Della gente aneddotica e ripetitiva, che cicla intorno a sè stessa nella melliflua ostentazione del loro nulla, non ne parliamo neppure.

Quelle che mancano, al giorno d’oggi, sono le fievoli e volatili manifestazioni di puro affetto, svincolate e scardinate dal meccanismo della reciprocità condizionata. L’autentico disinteresse, la passione semplice e svogliata, priva di uno scopo che trascenda sé stessa. Il fare per la voglia di fare e non per le conseguenze del farlo. L’essere in quanto tale, la semplicità più idilliaca oramai confusa e mescolata nella complessità dell’esistenza.

Ciò che transita per il nostro mondo si impregna in quello che possiamo definire come il “campo della complessità”, attraverso il quale ciò che è atomico si compone e sviluppa nelle mille facce dell’inutile inviluppo moderno che fa crescere ma non fiorire, che edifica ma non lascia fluire, che crea artificiosamente, senza lasciare spazio al naturale ordine dell’universo. Che complica le cose.

Come questo post. Complesso “a matula“, come si direbbe dalle mie parti. Senza un motivo, senza una spiegazione. Come l’amore: semplicemente c’è, senza far domande. A matula, per l’appunto.

Ma la complessità sta solo nell’immaginario.

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