_Carpe_Diem__by_xX_Jaded_XxIl compito di un artista è quello di tentare di ricreare in ciò che compone, che sia uno spartito musicale, una scultura o uno scritto, la bellezza della vita, in tutte le sue sfumature: le ombre e le luci, i chiaroscuri che creano la perfezione delle cose e delle persone, nel gioco dei pregi e dei difetti che mai devono venire a mancare, giacché «il difetto è ciò che per noi diventa Arte».
Non è un compito facile: la vita si para innanzi a noi esplodendo in un caleidoscopio di sfumature diverse, impossibili da cogliere in pieno. Nulla di materiale e mortale è così grande da riuscire a contenere in sè l’intera essenza della natura. Eppure, per l’uomo, l’impossibile non è mai stato motivo di resa: è per questo che siamo una razza tanto tenace, seppur ottusa. Molti miei predecessori si sono sicuramente posti la stessa domanda, che ora rigirano a me come a tutti gli altri artisti che al momento popolano la Terra, forse nella speranza che qualcuno riuscirà, prima o poi, a trovare una risposta.

È possibile descrivere in pieno la meraviglia dell’universo?

Eccola lì la fatale domanda, nera su bianco, il non plus ultra, la pietra filosofale del lavoro di un artista.
Posso prendere la fresca brezza che nel silenzio della notte spira tra le foglie, facendole cantare, ed imprimerla in un pezzo d’arte? Posso catturare la luce del tramonto che si riflette in riva al mare e conservarla, per rivederla giorno dopo giorno, inspirando il suo calore rassicurante? Posso memorizzare per sempre la skyline della città mentre la osservo dal basso, premuto contro il finestrino dell’auto, con le luci di mille palazzi che mi scorrono davanti agli occhi? Posso cristallizzare in eterno lo sguardo della persona che amo ed imprimerlo in una forma durevole, in modo da far provare a chiunque l’infinito abisso che mi si apre nel cuore quando guardo quegli occhi, mentre loro guardano i miei? Posso raccogliere la storia di un’intera vita, con tutto ciò che è stato importante per essa, per far rivivere le stesse emozioni a qualcun altro, con tutti i dolori e tutte le gioie, con le esperienze e le lezioni imparate, con quelle piccole e grandi cose che, nel silenzio dell’anima, fanno nascere un sorriso incomprensibile ai più?

elisa

La risposta a cui sono giunto è la seguente: no, non posso.
L’universo è così bello proprio grazie alla sua volatilità: tutto scorre, nulla resta. Abbiamo appena il tempo di scorgere la meraviglia che si manifesta come «sparuti e incostanti sprazzi di bellezza», prima che passi: li si coglie o li si lascia morire per sempre. Carpe diem. La spettacolarità dell’esistenza è la consapevolezza di essere padroni di un momento unico e prossimo a sparire. Mai certezze, solo speranze, e quando anche quelle vengono a mancare ecco che la meraviglia può risorgere, rinforzata dalla nostra disillusione. Se lo stupore non fosse momentaneo, non sarebbe più stupore.

Non posso prendere per me il suono delle foglie, perché non riuscirei a portare con lei anche il dolce profumo della notte e il tocco dell’eternità che si riflette dalle stelle. Non posso catturare il tramonto, perché perderebbe la magia che aveva quando il sole era sul punto di scomparire oltre l’orizzonte, concedendoci solo pochi minuti per ammirarlo. Non posso memorizzare la skyline, perché non riuscirei a registrare a sua volta anche il movimento, l’energia, la vita delle persone dentro e fuori dai palazzi. Non posso cristallizzare il tuo sguardo, perché posso descrivere l’amore ma non farlo sperimentare. Non attraverso l’arte. Non attraverso le mie mani.
Non oltre i tuoi occhi.

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