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Partenze

2015-09-29 20.49.47Alla fine, tutto si riduce a questo. Una vita e un mondo ristretti ad un attimo e a un quadrato di pochi metri di spazio. In piedi sulla banchina, quando il sole è ormai calato all’orizzonte e il vento sempre più freddo dell’autunno impellente inizia a soffiare, mi ritrovo a guardare la nave che salpa e che, solcando le acque, si allontana dal porto. È questo il momento cruciale, la singolarità dell’esistenza: una nave che parte. La vera differenza è nel dove ci si trova, quando i motori iniziano a girare: se a bordo o a terra. Stavolta io rimango sul molo e osservo un’intera parte della mia vita che si allontana verso un futuro più splendente.

Ci sono quelle cose, nel corso degli anni, che arriviamo a bollare con l’etichettà “succederà”. Certe cose che sappiamo bene che dovranno accadere, prima o poi, ma con cui decidiamo di non fare i conti, vuoi per paura, vuoi perché tendiamo a vivere la vita troppo alla giornata: impegni a lungo termine, scadenze, punti di confine dell’esistenza. A volte sono i nostri, a volte quelli degli altri, ma in ogni caso da lì in poi non si torna indietro. È un bene che sia così: questo assicura la nostra personalissima evoluzione, ma ciò non vuol dire che non possa lasciare addosso il sapore della malinconia e ricordi in color seppia che riempiono la totalità della propria vita.

La fatalità dell’esistenza non è altro che una scintilla nella notte: un rapido fulgore e, dopo, la cenere. Ma chi ammira il lampo non dimentica mai la luce. E tu, più di ognuno, eri e sei la luce.
Ciao, Peppe.

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Equilibri dell’anima

2014-04-13 12.07.06Sono seduto al centro della radura: intorno a me si snoda un pianoro fiorito che diverge in tutte le direzioni, prima di incontrare l’anello di alberi che lo racchiude e separa dal resto del bosco. Le fronde smeraldinee splendono di vitalità sotto il sole di primavera e si estendono ovunque cada l’occhio, seguendo la forma della montagna, incorniciandone il profilo e carezzandone la superficie di terra e pietra.

Alzo gli occhi verso il sole di mezzogiorno che si trova proprio su di me e che sbaraglia con la sua luce ogni traccia dell’inverno appena concluso. Il cielo, azzurro e terso, riecheggia del canto degli uccelli, delicato all’udito. Se il paradiso ha un suo sottofondo musicale, sono sicuro che sia questo: una lieve melodia che mi induce a chiudere gli occhi e a riempirmi di questo spazio, di questo tempo, sradicandomi dalla civiltà che mi fa perdere il contatto con questo capolavoro della creazione. Come ingegnere, impallidisco: mi rendo conto che nulla di ciò che potrò mai realizzare sarà anche solo paragonabile, in bellezza, a tutto questo.

Nel mio silenzio, che diventa parte del suono del mondo, ringrazio per ciò che ho: il calore e la luce che giungono a sollevarmi l’animo, la quiete a cui il mio spirito tanto anela, la pace di questo luogo isolato dal mondo. Mentre mi perdo nella contemplazione, cancellando ogni altro pensiero dalla mente, riesco ad udire, da qualche parte all’interno dell’anello di alberi, i miei amici, i miei fratelli, scherzare tra di loro come se nient’altro esistesse all’infuori di questa radura: i problemi, le preoccupazioni e i timori svaniscono e ci ritroviamo con il cuore aperto dinnanzi al volto primigenio della Terra. Sorrido per ciò che sento e anche perché non sanno che, in questo momento, la mia matita scorre sul foglio tracciando parole che parlano di loro. Rifletto e penso che questo non durerà: finora la vita mi ha benedetto con il tempo per poter vivere insieme a loro, ma quanto ancora ne avrò a disposizione? Poco, temo. Troppo poco. Ma c’è qualcosa che non potrà mai venir meno: a molti anni da ora, nella vecchiaia della mia vita, quando il mio mondo si sbiadirà per fare posto al nuovo, questo è ciò di cui mi ricorderò, quello che tornerà alla mia memoria mentre, in attesa dell’ultimo respiro, mi chiederò se ho vissuto al meglio la mia vita, se sono riuscito a trovare la felicità da questa esistenza. Non il successo, il fallimento, i dolori e le gioie, non le perdite e gli amori, non le emozioni date e quelle tolte, nè i baci ricevuti o desiderati. Di quanti abbracci mi sarò dimenticato? Quanti i litigi che cadranno nell’oblio? Ma questo giorno rimarrà per sempre, proprio per ciò che rappresenta.

raduraInspiro a fondo e racchiudo questo momento, lo fotografo nella mente, lo cristallizzo nel cuore: la pace della Natura e i miei amici che, non vedendomi, si chiedono dove io sia. Ma io sono proprio qui: in mezzo a questi cespugli che non si elevano più in alto di me, inginocchiato contro la nuda terra, a ringraziare la vita.

Forse riesco a rinascere. Forse, questa volta, ho ritrovato la primavera. Ma una cosa è sicura: anche nei momenti peggiori, finché avrò a disposizione quei tre ragazzi e un angolo di Natura, sono in una botte di ferro.